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Destino di “Una bambola e altre creazioni”

Lunga vita delle bambole di pannoLenci.
 
Di Rosita Siccardi
 

Foto 1

La citazione è dal titolo di un piccolo libro della signora Lenci, che si chiamava proprio così. Dal diminutivo tedesco di Elena Konig Scavini(v. nel riquadro: Breve storia della Signora Lenci), Helenchen poi Lenci, fu creato l’acrostico: “Ludus Est Nobis Constanter Industria”- cioè: il gioco è la nostra ricerca continua- , un impegno di vita quindi.

E la vita di Lenci è stata esattamente questo: un’ininterrotta ricerca artistica con lo stesso impegno, la serietà assoluta di un bambino che gioca. Non a caso i suoi “bambini” favoriti sono “pouty”, imbronciati”, e hanno sguardi “en coin”, sempre di lato. Quegli occhi, quelle espressioni sono carissimi ai collezionisti, ed è ovvio, dato che l’infanzia tutto è tranne l’incanto inventato da adulti.

L’infanzia fuggente, intensa, concentrata nei suoi pensieri come solo chi non sa di esserci, vestita di colori felici, di un’allegria negata dal volto (vedi foto 1 “pouty” in verde giallo arancio del ‘25, coll. privata), quell’età non sarà più impressa in giocattoli di feltro leggero: il laboratorio di via San Marino è chiuso.


Bambole Lenci: dal 1919 al 2002.

E' una lunga vita, inferiore solo a quella delle tedesche Kathe Kruse e Steiff, produttrici di giocattoli di stoffa dal primo novecento a tutt'oggi.

Degli ottantatre anni di Lenci quelli fra le due guerre sono all'insegna del genio artistico della fondatrice, che continua a trasparire nelle repliche successive.

Lenci non fu mai un genio solitario: come nella sua bohéme in Germania lo studio era aperto ad altri artisti, quali Dudovich, Riva, Sturani, Chessa, Vacchetti, Formica, che lì s’incontravano e riempivano album dei loro schizzi. (v.foto 2 disegno di Dudovich per bambola in foto 1, fallimento Bambole Italiane).

Foto 2

Foto 3

La prima esposizione di bambole in feltro, che “non era una stoffa tessuta, ma erano tanti pelini di lana pressati” (dal libro sopra citato) fu a Zurigo. Dice Lenci: “Dovevo raffigurare la piazza di San Marco piena di gente: popolane che passeggiavano con scialli ricamati sulle spalle, monelli e caricature di inglesi..”(v. foto 3 da catalogo del ’23, coll. privata).

Seguì un’esposizione a Parigi, dove Lenci fece amicizia con la Baker, e la ritrasse in una bambola. Anche Mistinguette, “le più belle gambe del mondo” (ibidem) ebbe la sua bambola ritratto (v. foto 5 dal catalogo “Ultime Novità del ‘24”, coll. privata). Né sfuggì al ritratto Rodolfo Valentino (v.foto 6 da catalogo del ’27). Espose poi a Roma e a Milano, alla Biennale di Monza, e là il Duce si complimentò con lei. La regina Elena andò a visitare la fabbrica: “Anche lei voleva avere bambole per fare regali.” (ibidem).

Foto 4

Foto 5

Foto 6

Foto 7

Foto 9

Arrivò anche una delegazione in visita dal Giappone (visita che si è appena ripetuta in giugno nel laboratorio chiuso di Via San Marino da parte della televisione giapponese con la giornalista e presidentessa del Museo della Bambola di Osaka sig. Kanetaka Kaoru). Ai giapponesi le Lenci piacciono, e piacevano, molto.

Fra il ’25 e il ’27 appaiono le serie degli orientali (v. foto 8, Orientali dal catalogo del ’25, coll. privata), iniziate nel ’23 con il “Fumatore d’oppio”. Lenci declina l’invito dei giapponesi di trasferirsi a lavorare da loro e rimane a Torino, per quanto già preoccupata per la sorte della sua fabbrica.

Foto 8

Foto 10

Il successo implica imitazione: le bambole Lenci vengono imitate dal ’27 in poi dappertutto, da Torino a Firenze alla Germania, Francia, Inghilterra. Le imitazioni costano meno e la concorrenza, mentre è in atto la crisi che culminerà nel ’29, crea grossi problemi alla Lenci: si riprenderà solo affiancando ai giocattoli le ceramiche. (v. foto 10 disegno di laboratorio per ceramica, coll. privata).

Le ceramiche ebbero un successo grandissimo; tuttavia alcuni artisti cominciarono poi a staccarsi e ad aprire laboratori per conto loro. Mentre l’azienda Lenci ha oltre seicento maestranze negli anni ’30 la stretta dei debiti è fortissima e si rende necessario l’ingresso di soci (Pilade Garella, contabile della Lenci, ed il fratello entrano nel ’33 con il cinquanta per cento delle quote), che diventeranno poi proprietari esclusivi dopo il ’37, quando la signora Lenci non sarà più che direttrice artistica fino al dicembre ’40, anno in cui esce definitivamente dalla fabbrica non più sua, e che commercializza edizioni ridotte delle sue bambole con il nuovo nome Ars Lenci.

Pensando a quel congedo d'inverno, alle soglie del conflitto mondiale - che fra l'altro danneggi" pesantemente i magazzini e gli archivi Lenci-, vien voglia di accompagnare la Scavini con un corteggio di sue creazioni, che ne definiscono l'iter artistico : il Pierrot del '23 di Dudovich con la scatola di Gigi Chessa (foto 11); la Veneziana, lady che compare nelle Ultime Novit" del '24 (fot 12); il Fukuruko del '25, dio cinese della fertilit" longevit" e saggezza (foto 13); la Mimy del '26 di Dudovich, meglio nota come Dietrich (foto 14);

Foto 11

Foto 12

Foto 13

Foto 14

Foto 17

Foto 18

Foto 15

Foto 16

il Kigan del ’27, samurai ridente; tennista del ’29 con il monogramma LS(Lenci Scavini) ricamato sulla blusa;il cow boy del ’30, dal costume in feltro e pelle, con tanto di cartuccera, ma senza armi; il piccolo gentiluomo del ’31, senza cilindro, ma con il bastone da passeggio; infine l’ultima creazione di Lenci, Gioia del ’32, bebé lavabile in feltro e telina cellulosati, interamente vuoto, e realizzato, come una lacca cinese, tramite diversi strati di colore su una leggerissima struttura di stoffa, ciò che rende questo tipo di bambola assolutamente unico.

I bebé lavabili costituiscono il ponte di passaggio e di continuità fra il primo periodo Lenci ed il secondo.

E’ rimasto in piedi lo stabile di Via Cassini con la parte di magazzino risparmiata dalle bombe.

La nuova proprietà non ha più gli artisti, i designer che avevano affiancato Lenci, non sa più replicare i passati processi di lavorazione,ma ha grandi quantità di pezzi “incompiuti”:bambole, corpi, costumi,stampi e fustelle per la costruzione dei corpi e abiti e decorazioni.

In un primo tempo, fine anni ’40 e primi ’50, la Lenci Ars riveste con abiti nuovi “nudi” già completi in magazzino, decora “incompiuti” e li vende in scatole,che non sono più quelle allegrissime di Gigi Chessa con alberelli casette e paesaggi su fondo bianco; queste nuove scatole recano la scritta Lenci senz’altra firma. Alla fine degli anni ’50 qualcuno riscopre i bebé lavabili ed inizia la riproduzione del modello Pupo in spessa celluloide , marcati Lenci sulla nuca e sullo stomaco.

Foto 19

Foto 20

 

I nuovi pupi sono accattivanti, hanno costumi coloratissimi e addirittura a volte la pelle vellutata: si tratta semplicemente di “vellutina” spruzzata sulla celluloide, che però una volta di più risulta impossibile da lavare. Una curiosità: le Lenci lavabili ( “washable baby”) tali in realtà non furono mai, vuoi perché inizialmente erano di feltro e telina laccati, vuoi perché poi la celluloide vellutata non ammetteva acqua, e perfino i bebé in celluloide lucida temono il danno a colori e vernici..

Quanto al successo, perfino una nipote della signora Lenci mi disse d’averne avuto uno da piccola. Nel ’65 lo stabile di Via Cassini viene venduto, e abbandonato frettolosamente il magazzino, mentre la fabbrica passa in Via San Marino. .

Solo negli anni ’70 riprende la produzione di bambole in pannoLenci, ispirate alle precedenti, ma molto diverse: l’anima della testa è in resina, corpi e membra assai meno modellati, e la decorazione semplificata non più ottenuta tramite velature; il volto stesso ha caratterizzazione minore. Feltro e capelli passano poi dalla lana (mohair per le chiome) al misto con fibre sintetiche. Sparite le scatole disegnate da Chessa, quelle nuove sono in un primo tempo sontuosamente imbottite(non con tessuti naturali), poi di cartone e il solo marchio in rosso.

Nel 2002 la “Bambole italiane” fallisce e la Lenci s.r.l. viene liquidata nel 2005; tuttavia il marchio rimane al successore della seconda proprietà, per cui nessun altro può riprendere la produzione di bambole Lenci..

Foto 21

 



Crediti fotografici
Foto 1, da 3 a 21 di Rosita Siccardi


Didascalie
1- Pouty in verde arancio giallo del '25, coll. privata
2- Disegno di Dudovich per bambola in foto 1, fallimento Bambole Italiane
3- Piazza San Marco dal catalogo del '23, coll. privata
4- Disegno dal laboratorio Lenci per bambola Baker, coll. privata
5- Mistinguette dal catalogo del '24, coll. privata
6- Rodolfo Valentino dal catalogo del '27, coll. privata
7- Volto del Valentino, coll. privata
8- Orientali dal catalogo del '25, coll. privata
9- Fumatore d'oppio del '23, coll. privata
10- Disegno dal laboratorio Lenci per ceramica, coll. privata
11- Pierrot in scatola di G. Chessa, '23, coll. privata
12- Veneziana,'24, coll. privata
13- Fukuruko, '25, coll.privata
14- Mimy, '26, coll. privata
15- Kigan, '27, coll. privata
16- Tennista con monogramma LS(Lenci Scavini), '29, coll. privata
17- Pouty cow boy, '30, coll. privata
18- Pouty piccolo gentiluomo, '31, coll. privata
19- bebé lavabile Gioia, '32, coll. privata
20- bebé lavabile Pupo, anni '50, coll. privata
21- bebé lavabile Pupo "pelle di pesca", anni '50, coll. privata



Una Bambola E Altre Creazioni
by Elena Konig di E. Scavini
ISBN 8838100225 / 9788838100222 / 88-381-0022-5

Bleuette

Bleuette è una bambola che fu prodotta in Francia dal febbraio 1905 fino all'inizio del 1960 ed è attualmente una delle più ricercate dai collezionisti, specialmente statunitensi. Bleuette venne creata appositamente dalla SFBJ (Societe Francaise de Fabrication de Bebes et Jouets) per la Semaine de Suzette, una rivista settimanale per ragazze. La bambola era il premio per le lettrici che sottoscrivevano un abbonamento annuale alla rivista. La casa editrice aveva preventivato 20.000 abbonamenti: le domande furono più di 60.000. Bleuette diventò così una bambola popolarissima, anche perché una rubrica del settimanale, Nous habillons Bleuette, proponeva cartamodelli di ogni genere per cucirle un guardaroba completo. L'aspetto e le dimensioni della Bleuette variarono nel corso degli anni, armonizzandosi al gusto dell'epoca, passando dalla Première Bleuette del 1905, alta 27 cm, con occhi blu dipinti, parrucca di capelli veri e sopracciglia marcate di stile ancora ottocentesco, alla Bleuette degli anni 1950 alta 29 cm con occhi dormienti, sopracciglia sottili e parrucca in mohair. Altre bambole si aggiunsero alla "Famiglia di Bleuette": la sorella minore Benjamine, prodotta nel 1926 ma che durò pochissimo sul mercato, il fratellino Bambino, prodotto nel 1928, ed infine la sorella maggiore Rosette che fu prodotta dal 1955 al 1960 nel tentativo di rinnovare un interesse che andava via via scemando. Oggi la Bleuette è una delle bambole più ricercate dai collezionisti e conta legioni di appassionate, soprattutto grazie ad un guardaroba immenso di abitini dal delizioso gusto retro che chiunque è in grado di riprodurre anche senza cognizioni specialistiche (non dimentichiamo che i modelli erano studiati per essere realizzati da ragazzine) ed anche grazie alle sue dimensioni, piccole quel tanto che basta per impiegare poca stoffa, senza peraltro richiedere abilità di miniaturista. Dato il costo ormai proibitivo delle Bleuettes originali, esistono varie ditte che realizzano riproduzioni in porcellana di questa affascinante bambola, nonché modelli per realizzarne una riproduzione in stoffa che non ha niente da invidiare alle sorelle più raffinate. [ Bleuette Wikipedia ]
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